Un Royal Wedding tutto ecobio

Autore: Chiara on 30 aprile 2011 – 15:54

Ogni tanto qualche frivolezza me la concedo anch’io. Spero quindi che non me ne vorrete se vi confesso che venerdì 29 aprile, tra i mille impegni lavorativi, mi sono ritagliata qualche attimo per godermi le immagini del Royal Wedding e in particolare di una tra le spose più belle e radiose a mia memoria, Kate Middleton.

Guardarmi in tranquillità le fotografie prese in tempo reale è stato come fare un tuffo nel passato. Era il 1981 – lo ricordo benissimo, come fosse ieri – e in cucina, insieme a mia mamma e mia sorella, guardavo incantata il nostro televisore in bianco e nero che trasmetteva le immagini di un altrettanto importante Royal Wedding: quello di Carlo e Diana Spencer. Mi sembra di sentire ancora la voce dello speaker che decantava la lunghezza dello strascico, la bellezza della sposa, la quantità di invitati…

Amarcord a parte, torniamo ai giorni nostri per parlare di quanto semplicemente bella sia apparsa la neo-duchessa di Cambridge, Kate Middleton. Merito anche del make-up che ha scelto, non troppo elaborato e perfetto per il suo viso. So che avete pensato (come sarebbe automatico fare) ad uno stuolo di make-up artists assoldati per l’operazione di trucco della sposa, e invece… invece vi sbagliate: Kate Middleton si è truccata da sola per il giorno del suo matrimonio. Lo facessimo noi, comuni mortali, non ci si stupirebbe più di tanto. Se invece lo fa una futura regina, nel giorno del suo matrimonio, seguita in mondovisione da quasi due miliardi di persone, beh la cosa non è più così poco stupefacente. Mi rasserena questa scelta, mi fa veramente felice: è la dimostrazione che le donne, per essere belle e piacere, non devono essere costrette ad uniformarsi a canoni di bellezza assurdi (labbra a canotto in primis) o inseguire la perfezione a colpi di bisturi e filler.

In realtà non è la prima volta che Kate Middleton sceglie il do-it-yourself: forse ricordate le foto ufficiali del fidanzamento (ok, avete ufficialmente scoperto la mia vena gossippara…) fatte da Mario Testino. Anche in quell’occasione, dopo essere stata truccata da professionisti, Kate si è guardata allo specchio e ha deciso che no, quel trucco non faceva per lei. Non era lei quella persona che vedeva nello specchio. Latte detergente alla mano, si è struccata e ha preso matite e pennelli: in pochi tocchi ha creato quel trucco splendidamente semplice che è possibile vedere nelle foto di Testino.

Cos’ha fatto, quindi, la nostra sposina in vista del matrimonio? Si è detta: “Nessuno conosce il mio viso meglio di me”. Giusta constatazione, ma… c’era bisogno di un po’ di mestiere: contattata Arabella Preston (una quotata make-up artist inglese), Kate ha preso tre-quattro lezioni private, che le hanno permesso di truccarsi perfettamente il mattino delle nozze anche senza l’aiuto della Preston. Mica male per una ragazza acqua e sapone.

Non ho proprio idea di quali siano i prodotti che Kate abbia usato per truccarsi, ma una cosa è certa: quel trucco è tranquillamente replicabile con i prodotti ecobio che trovate su MondeVert. Come? Vediamolo insieme.

Fondotinta e correttore: dopo aver idratato la pelle con la vostra crema abituale e applicato il correttore dove necessario, procedete con un fondotinta adatto al vostro tipo di pelle (Kate ne ha usato uno di un tono più chiaro per poter apparire perfetta nelle fotografie). Potete usare indifferentemente un fondotinta liquido o compatto (Alva, Sante, Lavera) oppure uno tra quelli minerali Lily Lolo: il risultato sarà sempre perfetto.

Fard: sugli zigomi, sfumate attentamente un blush rosato (Shiny Rose di Alva, oppure una punta di Rosebud Lily Lolo); cominciate sempre con poco prodotto e aggiungetene man mano solo se serve – ricordate: è più facile aggiungere che togliere.

Occhi: con una matita nera, segnate il contorno degli occhi, sia all’attaccatura delle ciglia superiori (state molto attaccate alle ciglia, senza allontanarvi troppo) sia a quella delle ciglia inferiori; cercate poi di rendere il tratto più preciso possibile sfumando con un pennello fine. Per l’ombretto, utilizzate un grigio: perfetti sono Gunmetal di Lily Lolo, Magic Gray di Lavera o – meglio ancora – l’ombretto duo Silver di Alva, che vi permetterà di dare più profondità allo sguardo. Il mascara nero (Sante, Lavera o Alva, a vostra scelta) completerà il tutto.

Sopracciglia: Kate ha scelto di mantenere la forma naturale delle sue sopracciglia, togliendo solo il necessario; ha quindi riempito i buchi e colorato la parte terminale con una matita per sopracciglia (a seconda del vostro colore di sopracciglia, potete scegliere tra le due di Sante o quella di Lavera).

Labbra: dopo aver applicato la matita sul contorno labbra (puntate su un colore nude, come la Soft Rose di Alva), potrete scegliere se applicare un lucidalabbra rosato tal quale (Bubblegum Pink o Raspeberry Crush, entrambi di Lily Lolo) o addizionato con una piccola quantità di pigmento rosato, per enfatizzare il colore e farlo durare più a lungo. In questo caso, il prodotto più adatto è il fard Rosebud Lily Lolo (ne basta pochissimo, non esagerate).

Cipria: come tocco finale, una cipria (compatta o in polvere) da applicare su tutto il viso con il pennello per cipria Lily Lolo.

Non ci saranno due miliardi di persone a guardarvi, ma forse potrà bastarvi che ci sia una sola persona, speciale, ad ammirarvi…


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Io, tester per il nuovo balsamo di Verdesativa

Autore: Chiara on 14 novembre 2010 – 19:46

Il mio parrucchiere si chiama Gino. No, non ridete: dal nome potrebbe sembrare un anonimo artista delle forbici; in realtà è un eccezionale hair stylist piuttosto quotato dalle mie parti, veramente in gamba. Non per niente l’ho scoperto tramite mia sorella – ma di lei parlerò un’altra volta.

Quello che dice Gino per me è oro colato, e quando qualche mese fa mi ha fatto notare come i miei capelli lunghissimi, il mio orgoglio da una decina d’anni, fossero assolutamente out, non c’è stato bisogno di pregarmi: gli ho dato il via libera e sono uscita dal salone con uno splendido bob asimmetrico. Potete immaginare la mia faccia quando, pochi giorni dopo, mi ha telefonato Alessio (il titolare di Verdesativa) per propormi di testare il prototipo del nuovo balsamo per capelli, quello che andrà a sostituire l’attuale prodotto contenente un quaternario (e che per questo motivo non teniamo in negozio). Dopo essermi lanciata mentalmente mille maledizioni per aver tagliato i capelli e non aver più abbastanza materiale su cui testare il balsamo, ho accettato di buon grado l’offerta di Alessio, un po’ emozionata perché insomma, capirete, sapere che il nuovo balsamo Verdesativa risentirà anche del mio giudizio non è cosa da tutti i giorni…

Da quel momento, settimana dopo settimana, sono partite le sperimentazioni con diversi flaconcini di balsamo, ogni volta cambiato in base anche ai commenti che mandavo a Verdesativa. Dai primi prodotti decisamente diversi dal balsamo con quaternario – e sicuramente meno performanti – sono arrivata alla fine a provare prodotti molto simili come resa estetica e piacevolezza d’uso al vecchio balsamo. Un’attenzione particolare è stata data al profumo: ricordo il primo ‘esperimento’ salvia/rosmarino (non ho ancora capito bene quale fosse la sua profumazione), ma anche un prodotto successivo che aveva un sentore simile al balsamo con quaternario, fino ad arrivare agli ultimi due prodotti che, devo dire, mi hanno soddisfatto particolarmente, uno alla rosa e uno alla lavanda. Per la cronaca, vi ricordo che tutti i prodotti Verdesativa, quindi anche questi prototipi di balsamo, non contengono profumi di sintesi ma solo miscele di oli essenziali.

Proprio questi due ultimi balsami (rosa e lavanda), che ho promosso a pieni voti, hanno una consistenza, un effetto sui capelli e, in generale, performances praticamente identiche a quelle dell’attuale balsamo con quaternario, e la cosa mi ha fatto particolarmente piacere: immagino non sia stato semplice replicare l’attuale prodotto con uno totalmente ecobiologico, ma l’esperienza di Verdesativa dimostra come tutto è possibile quando si lavora con impegno, passione e… anche un po’ di testardaggine.

Vi dirò anche che, complice l’ampia sforbiciata di Gino e la mia inesperienza in fatto di capelli corti, mi sono resa conto che un balsamo dà risultati visibili anche sui capelli non lunghi, perché disciplina, lucida e rende esteticamente più bella la chioma.

Ora aspetto con ansia di sapere da Alessio quando verrà prodotto il nuovo balsamo e quale sarà il prescelto tra gli ultimi che ho provato, ricordandogli che la sottoscritta è sempre disponibile a fare da cavia – ma ho come l’impressione che anche le nostre affezionatissime clienti lo sarebbero…


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Dottor Zago e il mistero (risolto) delle doppie punte

Autore: Chiara on 4 novembre 2010 – 18:26

Conosco virtualmente Fabrizio Zago da tanti anni, per la precisione da un lontano giorno del 2004, quando in quella che mi piace chiamare la mia vita precedente mi stavo occupando del lancio di alcuni cosmetici ‘non biologici’ e stavo cercando di valorizzarne le proprietà. L’occhio è caduto sull’elenco degli ingredienti e su alcune sostanze dal nome strano: da Google al forum di Fabrizio su Promiseland.it il passo è stato molto breve… Inutile dire che la stima che nutro per Fabrizio è immensa: per lui, come persona e come professionista; per il suo lavoro di sensibilizzazione sui temi dell’ecologia; per il suo porsi, in ogni situazione, al pari del suo interlocutore, senza false modestie e con grande umiltà. Fabrizio è anche la persona grazie alla quale MondeVert e tutti gli altri negozi di cosmesi ecobiologica oggi esistono.

La BioVeganFest di Bassano del Grappa di settimana scorsa è stata l’occasione che aspettavo da anni: finalmente, la possibilità di sentire parlare dal vivo Fabrizio Zago e di conoscerlo di persona. All’interno della festa vegan – organizzata nella cornice della splendida villa Rezzonico-Borella dall’associazione Ecoterra e da Nrg30 (il gruppo di lavoro che ha dato vita a quella grande realtà che è oggi Promiseland.it) -, Fabrizio ha tenuto un’interessante conferenza sulla detergenza e sulla cosmetica verde, spiegando anche ai neofiti, con parole semplici e tanta disponibilità, cos’è un tensioattivo anionico, come ci si può difendere da uno sbiancante ottico e come tutti possiamo contribuire, nella vita di tutti i giorni, a limitare i danni dell’inquinamento con piccole azioni e scelte ecocostenibili. Scelte che, in fin dei conti, a noi non costano nulla, ma che sommate per milioni di persone possono fare la differenza (il famoso cambiamento che parte dal basso, una cosa in cui credo profondamente).

Insieme a me, ad ascoltare Fabrizio c’erano diverse persone, frequentatori di Promiseland.it ma anche semplici curiosi: e tutti, me compresa, con in viso un’espressione tra il sorpreso e lo sconvolto. Perché è facile parlare di ecologia e di prodotti biodegradabili, ma è diverso trovarsi di fronte ad una lampada di Wood (è una lampada che emette luce ultravioletta: Fabrizio l’ha portata a Bassano, insieme ad un flacone di detersivo tradizionale e alcune pezze di stoffa) e rendersi conto che uno sbiancante ottico può trovarsi dappertutto, anche nell’etichetta delle scarpe da tennis appena acquistate. O – peggio – nei calzini freschi di negozio, e sapere che ci vorranno almeno dieci lavaggi per toglierlo da lì. Con la consapevolezza che andrà a finire da qualche altra parte.

Si è poi passato a parlare di cosmetici, di petrolio, di profumi di sintesi e… di siliconi. I siliconi abilmente nascosti o sbandierati nelle pubblicità (un amore/odio che ha dell’incredibile), presenti in creme, fondotinta, ma anche nei prodotti per capelli; i siliconi, responsabili tra l’altro – e qui c’è quasi stato un abbassamento di luci nella sala e un “oooooo” di sorpresa a fare da sottofondo – della formazione delle doppie punte. “Si è scoperto - ha spiegato Fabrizio – che il responsabile delle doppie punte è il silicone, presente nelle composizioni Inci dei prodotti per capelli sotto diversi nomi. Questa sostanza avvolge il fusto del capello come una guaina; usando il phon dopo la sua applicazione, il capello si dilata per effetto del calore, ma – trovandosi completamente avvolto dalla pellicola del silicone – a un certo punto ’scoppia’ e si divide, creando la temutissima doppia punta”. Ecco perché tante donne (ma anche uomini) dalla folta chioma, una volta passati a shampoo ecobio o senza siliconi, notano che le doppie punte si riducono di numero fino a sparire e i capelli sono in generale più belli e lucidi.

Cosa fare, allora, per avere la certezza di usare prodotti ecologici e senza siliconi, buoni per i nostri capelli e per il pianeta? La risposta è semplice: fare attenzione ai propri acquisti, scegliendo i prodotti in base alla loro vera composizione (Inci) e non in base ai disegni delle piantine che compaiono in etichetta. Il contributo di MondeVert è proporvi prodotti per capelli totalmente senza siliconi, ma anche senza quaternari inquinanti, parabeni, petrolati, SLES, SLS, formaldeide… in sintesi, perfettamente ecocompatibili. E in linea con i preziosi insegnamenti di Fabrizio Zago.


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Da Bergila: una giornata… essenziale

Autore: Chiara on 20 agosto 2010 – 16:05

Parafrasando una nota pubblicità di carte di credito, potrei dire che un olio essenziale Bergila si può comprare senza particolari problemi su MondeVert, ma visitare la distilleria Bergila e vedere dal vivo come viene estratto lo stesso olio essenziale, beh… questa è un’esperienza che non ha prezzo. Un’esperienza che avrei voluto fare da diversi anni, ma che sono riuscita a concretizzare solo poche settimana fa, complici le vacanze estive in Alto Adige.

Piccola parentesi: conosco Bergila da un bel po’ di tempo, esattamente dal dicembre 1999 (mamma mia, quanto tempo è passato!), anche in quell’occasione con la complicità di una indimenticabile vacanza sulle Dolomiti. Avete presente i mercatini di Natale di Bressanone? Ecco, proprio lì è scoccato il colpo di fulmine: nella piazza del Duomo, tra le tante, ricordo perfettamente la loro piccola capanna di legno, gli oli essenziali ancora con la vecchia etichetta azzurra, le tisane, la gentilezza della signora di cui non credo saprò mai il nome… da quella vacanza sono tornata con un piccolo tesoro di oli essenziali, un diffusore d’essenza che ormai è mezzo rotto e una tazza gialla con pois bianchi, un po’ sbeccata nonostante la tenga come l’oro, ma tuttora in piena attività.
E’ stato quindi normale nel 2007, al momento di decidere l’assortimento iniziale di prodotti da inserire su MondeVert, puntare senza indugio su Bergila: prodotti eccezionali e legati a doppio filo al famoso coup de coeur di cui vi parlavo in un altro post.

Chiusa la parentesi nostalgica, torniamo alla visita in distilleria di poche settimane fa; a fare gli onori di casa non poteva che esserci Franz Niederkofler, titolare di Bergila. La sua è una splendida realtà profondamente radicata nelle Dolomiti della Val Pusteria: figuratevi che qui si producono oli essenziali biologici dal lontano 1912, praticamente un secolo fa. Ovviamente ora l’azienda è diventata un po’ più grande rispetto ad allora, ma è sempre ad impostazione familiare; ovunque vi giriate, che stiate passeggiando nel giardino d’erbe o che siate in cammino verso la distilleria, si respira un’aria di purezza, di bellezza, di rispetto per la natura. Di cose fatte ‘come si deve’.

Il giardino d’erbe è un qualcosa di meraviglioso: centinaia di essenze diverse lo popolano, coltivate con passione e metodo, seguendo i criteri dell’agricoltura biologica. Tra gli immancabili angoli di timo, lavanda, calendula e iperico (i primi due utilizzati per produrre gli oli essenziali, gli ultimi due per gli oleoliti), ho notato alcune piante interessanti: la menta After Eight (non so se esiste ancora, ma ricordo che da piccola mangiavo una caramella toffee metà bianca e metà scura: beh, il suo sapore è identico al profumo di questo tipo di menta), la menta di cioccolata (qui non faccio commenti perché non credo ce ne sia bisogno!), la menta Eau de Cologne. E ancora, due intere file di fiordaliso, una con fiori color violetto, l’altra con fiori dal colore più vicino al fucsia; ne ho approfittato per annusarli, e confermo a chi aveva dubbi sul profumo dell’idrolato De Saint-Hilaire che il fiore di fiordaliso non ha profumo (o meglio, il fiordaliso violetto ha un impercettibile profumo erbaceo, ma vi assicuro che è davvero molto, molto sottile).

Terminata la visita al giardino d’erbe, Franz ha suggerito la visita alla distilleria. Immaginate un piccolo sentiero in mezzo al bosco, l’aria fredda della montagna, un profumo fortissimo di pino mugo (proprio quel giorno si stava distillando) e di fronte a voi, come nel paese delle fate, una rustica costruzione, quasi una distilleria del vecchio west.

La distilleria di Bergila

E’ qui che si distillano gli oli essenziali di Bergila, principalmente quelli che si ottengono dagli aghi delle conifere del posto (pino mugo, pino cembro, abete rosso, ginepro alpino). Tutto il processo di distillazione avviene nel pieno rispetto della natura: l’acqua utilizzata arriva da alcuni ruscelli di montagna che scorrono sulle proprietà di Bergila, l’acqua calda viene riutilizzata per scaldare alcuni alberghi a valle, mentre lo scarto della distillazione diventerà prima combustibile e poi concime naturale. E’ un circolo virtuoso, di cui Franz è particolarmente orgoglioso e che testimonia come sia possibile per un’azienda vivere puntando sull’altissima qualità dei prodotti e sul pieno rispetto della natura.

Tornare al lavoro con negli occhi gli scenari della Val Pusteria e nel cuore la bellezza di questa piccola azienda è uno sprone a fare ancora meglio per salvaguardare questo immenso patrimonio di natura. Con l’aiuto di tutti voi, con le vostre piccole bio-scelte di ogni giorno. E non solo in cosmesi.


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